Nino Rota. Un iridescente compositore del Novecento. Di Gaia Zecchini

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L'attualità di un inattuale

Nella concezione di Rota non esistevano distinzioni di valore intrinseco tra musica per film e la produzione destinata alle sale da concerto o ai teatri d’opera: l’essenziale per lui era la padronanza tecnica dei linguaggi e la validità del risultato artistico, concepito per comunicare al pubblico in maniera accessibile. Il fatto che fosse autore di successo di moltissime musiche da film, non sminuisce affatto la sua grandezza.

 Pur essendo amico di Igor’ Stravinskij, Aaron Copland, Samuel Barber, Gian Carlo Menotti ed altri compositori, quindi educato all’estetica del tempo, Rota rimane fedele alla propria personale visione interiore. La sua musica è spesso caratterizzata da melodie sognanti e commoventi, venate di desiderio e malinconia, improvvisamente interrotte da passaggi chiassosi e circensi, che rompono l’incantesimo tessuto in precedenza. Bisogna dunque chiarire la posizione di Rota nei confronti di un Novecento sempre piu` aperto a spinose sperimentazione. Citava Arnold Schoenberg: "C'è tanta buona musica da scrivere in Do maggiore" e cosı` tanta ne ha scritta Rota, senza avvertire alcuna preoccupazione nei confronti di un mondo che lo considerò quasi inattuale, una parola di cui egli ne fece la sua bandiera.

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Clarinetto Gaia Zecchini, Pianoforte Luigi Camedda, Violoncello Francesco Barosi. Novara, "Se la Musica ha un senso", 6 dicembre 2023, auditorium Dedalo

il Trio per Clarinetto, Violoncello e pianoforte del 1973

Il Trio per clarinetto, violoncello e pianoforte appartiene all’ultimo periodo creativo di Rota, già ben attivo nella composizione di colonne sonore. D’impatto si percepisce una grossa impronta felliniana, ma non solo: si intuiscono anche influenze di Prokof’ev e dei russi del- l’Ottocento, tracce della scuola ceca, Dvora´k e Martinu per esempio e un tocco francese de Les Six (Poulenc, Auric, Tailleferre, Honneger, Milhaud e Durey).

In questa partitura le linee degli strumenti si trovano in un per- fetto quadro formale, in equilibrio con le altre e sempre in dialogo.

Ogni movimento rappresenta una situazione completamente diversa, che porta al suo interno continui cambi di atmosfere.

Il movimento di apertura, Allegro (quasi in uno), è a tempo di valzer. E` contraddistinto da due temi opposti, il primo frenetico, staccatissimo e di natura cromatica, l’altro piu` lirico.

Il primo tema, in piano puntato, viene introdotto inizialmente dal violoncello, mentre il clarinetto risponde con delle crome legate e cro- matiche. Il pianoforte rimane impassibile e metronomico con un pia- nissimo e staccatissimo. Quando sembra che il tema arrivi al proprio culmine, grazie ad un crescendo dinamico, è subito piano ed introduce lo stesso motivo il clarinetto, scambiandosi di ruolo con il vio- loncello. Questa volta arriva davvero un culmine per il primo tema, che termina in un arpeggio terzinato del clarinetto in forte e sfocia nell’introduzione del secondo tema da parte del pianoforte. Piu` cantabile e lirico, è caratterizzato da un incipit acefalo, che spesso fa per- dere la concezione del tempo all’ascoltatore, come se si dovesse immergere in un’atmosfera atemporale e sognante. La tensione del primo tema però ritorna e, per concludere l’esposizione, si introduce un nuovo motivo acefalo, ascendente e puntato, che mira ad un cre- scendo e porta alla coda del ritornello: il pianoforte riprende quest’ultimo tema mentre clarinetto e violoncello tengono un ritmo ben scan- dito di ottavi legati due a due.

Nello sviluppo, violoncello e clarinetto presentano una nuova linea melodica cantabile, ma dinamica, che verrà ripresa ed ampliata anche nel terzo movimento. Successivamente vengono ripresi il primo ed il secondo tema che si interscambiano fra loro e culminano con la ripresa del secondo tema all’unisono per clarinetto e violoncello, in forte, mentre il pianoforte è impegnato in arpeggi terzinati discendenti. Il primo movimento si conclude con la linea tematica della coda che porta ad una elaborazione del primo tema, in fortissimo, staccato e articolato, un’esplosione improvvisa di colore che termina seccamente con un accordo del pianoforte in Do maggiore.

Il secondo movimento, Andante, si apre con un duetto elegiaco tra clarinetto e violoncello, accompagnati da armonie ricercate del pianoforte. Una melodia cantabile, dal sapore e dalla malinconia mediterranea, tipico della poetica di Rota, in un’atmosfera che non c’en- tra piu` nulla con l’irrequieto primo movimento. Cambiano ancora le armonie sotto le quartine di sedicesimi del pianoforte nel Tranquillo e uguale, e cambia la tonalità, da Mi minore a Si minore, che gestisce sempre il pianoforte. Come la preparazione di una grossa onda, gli strumenti si preparano ad un grosso climax ascendente che culmina in un fortissimo, ma presto si dissolve, aprendo una nuova sezione piu` instabile. Nel Un poco ansioso (ma quasi a tempo) il pianoforte richiama gli altri strumenti a se´, i quali rispondono tramite un’acciaccatura insicura e frettolosa su una minima legata ad un ottavo, per poi proseguire insieme il discorso, a tempo e omoritmici, ma ognuno a modo proprio. Il violoncello infatti comunica tramite un tremolo sul ponticello, il pianoforte con l’aggiunta di quartine di sedicesimi acuti sulla mano destra ed il clarinetto semplicemente in piano.

E` sempre il pianoforte a concludere il momento di tensione, mentre clarinetto e violoncello riprendono il tema iniziale cantabile. Il mo- vimento si conclude in un toccante commento melodico del clarinetto.

Il trio si chiude con uno spensierato Allegrissimo dall’atmosfera circense che ricorda alcuni scritti di Kabalevskij, nonche´ la musica che Rota scrisse per i film di Fellini, pieni di umorismo e ironia.

Il clarinetto introduce il movimento con il primo tema, ironico e pieno di vita e successivamente viene ripreso lo stesso dal violoncello, mentre il pianoforte tiene un accompagnamento di crome puntate. Il movimento continua con dinamiche improvvise e colpi di scena, come se ci si trovasse all’interno di una pellicola di un film. Le impronte felliniane, infatti, sono notevoli. In questo caos si verificano interru- zioni sorprendenti, che alla fine ritornano al tema lirico ascoltato nel primo movimento. Infatti, successivamente al primo tema, che viene ripreso già una seconda volta da clarinetto e violoncello all’unisono, viene introdotto il secondo tema, cantabile, espressivo e non nuovo. Quest’ultimo infatti compare anche nel primo movimento per qualche battuta. Qui viene introdotto dal pianoforte, successivamente dal vio- loncelloe poidal clarinettoed ilsenso deldialogorimane costante fino ad un inaspettato cambio di scena. Il pianoforte ribatte degli ot- tavi puntati in fortissimo ed il clarinetto si inserisce tramite una scala cromatica in fortissimo con un frammento energico che successiva- mente riprenderà il violoncello. Sembra quasi che uno strumento rac- conti una storia divertente e l’altro risponda ridendo. Questo mo- mento di pura ironia ed energia sfocia nella ripresa del primo tema in un piano improvviso: il clarinetto espone, il violoncello tiene delle mi- nime con acciaccatura ed il pianoforte mantiene gli ottavi in entrambe le mani, inserendosi successivamente con il primo tema sfalsato ri- spetto a quello del clarinetto. Continua un dialogo acceso e marcatotra i tre strumenti, che culmina con la ripresa del secondo tema. Que- sta volta violoncello e clarinetto sono all’unisono ed il pianoforte tiene un virtuoso accompagnamento di terzine. Il tema viene piu` che svi- luppato e tende a continue modulazioni ascendenti che potrebbero continuare all’infinito, fino ad arrivare all’ultima ripresa del primo tema, in fortissimo. La coda diventa un free-for-all, fino al finale ani- matissimo.

Per riascoltare il trio di Nino Rota eseguito da Gaia Zecchini, Luigi Camedda e Francesco Barosi:

https://vimeo.com/893770955/4ed54f8697?share=copy

(bis del terzo movimento)

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